all’università ci pensiamo noi!

by / Commenti disabilitati su all’università ci pensiamo noi! / 145 View / 13 luglio 2015

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“E’ il momento di pensare alla Buona Università”: con questo titolo un articolo apparso giorni fa sull’Unità esprime a Renzi il suo sollecito rispetto alla necessità di intervenire a gamba tesa per dare nuovo respiro ai nostri atenei. Si denunciano giustamente gli effetti devastanti che la riforma Gelmini ha avuto sui tassi di reclutamento dei ricercatori, praticamente dimezzati, col risultato che il 91% degli assegnisti di ricerca non riesce a diventare ricercatore e dunque professore.  Si evidenzia inoltre l’assoluta insufficienza del sistema di diritto allo studio che sarebbe tale da non permettere agli studenti di scegliere liberamente l’università in cui studiare, negando loro di fatto il diritto alla mobilità.

Ma il significato di ‘mobilità’ proposta in questo articolo è in profondo disaccordo con l’idea della libera scelta dello studente rispetto al luogo in cui intraprendere i propri studi. La visione promossa sembra intendere la ‘mobilità ‘ come la possibilità di scegliere gli atenei considerati migliori per assicurarsi opportunità lavorative per il futuro. Garantire il diritto allo studio legittimando l’esistenza di atenei di serie A e di serie B e le profonde disuguaglianze territoriali ed economiche così create vuol dire non solo che le persone possono spostarsi, bensi che devono spostarsi, pena la futura difficoltà di trovare un lavoro.

“Non siamo nati tutti a Bologna, Milano o a Roma” scrive l’autore dell’articolo, perciò dobbiamo avere la possibilità di andarci a studiare. Ma se siamo nati a L’Aquila pretendiamo altresì di poterci studiare senza essere ricattati dall’impossibilità di trovare lavoro e senza sentirci dire arbitrariamente che la nostra laurea è inutile. E’ vero che “i 110 non sono tutti uguali” perchè è sicuramente vero che le realtà degli oltre 70 atenei italiani sono profondamente differenti: la strada da percorrere è però quella del livellamento verso l’alto tramite l’intervento pubblico, in primis mediante un massiccio rifinanziamento necessario per rispondere alle situazioni di difficoltà che molti atenei vivono. Rifinanziamento che prescinda dai meccanismi premiali basati sulle classifiche Anvur, che accumulano le briciole delle risorse di cui oggi disponiamo secondo un perverso meccanismo di valutazione basato sulla produttività, che non fa altro che legittimare ed aggravare lo status quo.

L’articolo auspica un immediato intervento del Governo, ma gli interventi in materia di università di quest’anno non sono stati affatto positivi, si veda ad esempio la norma che permette agli atenei di conteggiare docenti precari tra i docenti di riferimento dei corsi oppure il taglio di 80 milioni sul FFO 2015. Anche le linee guida proposte per la futura riforma dell’università sembrano andare nella direzione di un’ ulteriore precarizzazione del lavoro nella ricerca e di un’aumento delle sperequazioni tra gli atenei.

E’ per tutto questo che siamo convinti che non sia possibile oggi dare a questo Governo carta bianca per riformare la nostra università. Il Governo ha promesso una consultazione sull’università nel prossimo autunno. Considerati i trascorsi con la consultazione della scuola, che si è rivelata una vera e propria farsa, diciamo sin da subito che le linee guida che sono state prospettate vanno completamente stravolte, che nessuna riforma è possibile senza l’ascolto vero di chi ogni giorno vive i problemi dei nostri atenei e che ci mobiliteremo da settembre per bloccare ogni tentativo di ulteriore smantellamento del carattere pubblico dell’università.