Alcune riflessioni sull’accesso all’insegnamento nel Piano scuola

by / 2 Comments / 829 View / 4 settembre 2014

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Premessa

Ad oggi esistono due modi di entrare in ruolo nella scuola: la chiamata dalle GaE (graduatorie ad esaurimento) o la chiamata dopo essere risultati vincenti ad un concorso pubblico (l’ultimo è del 2012).

Come, correttamente, cita il documento del Governo, sono circa 150.000 coloro che tra GaE e concorso stanno aspettando l’ingresso in ruolo. Questi sono quelli a cui di solito si riferiscono i sindacati quando si parla di “precari”, dimenticandosi che esistono le graduatorie d’istituto, cioè altre graduatorie nelle quali aspettano circa altri 160.000 aspiranti docenti (divisi tra II e III fascia in base al possesso o meno dell’abilitazione all’insegnamento, questo perché la I fascia è in realtà “riassorbita” nelle GaE).

 I problemi

Il primo grande problema è quindi quello di assicurare ai docenti abilitati, che lo attendono da anni, un posto di ruolo;

Il secondo è costruire un metodo chiaro di entrata in servizio, anche e soprattutto per eliminare irrisolvibili divergenze tra chi, a buon diritto, pretende che anni di esperienza siano riconosciuti e chi, altrettanto giustamente, è bravo e capace e potrebbe cominciare a insegnare a 26 anni;

Il terzo è quello di garantire metodi (accessibili e chiari) di abilitazione ai neolaureati;

Il quarto è costituito dalla necessità di eliminare situazioni che generano infiniti ricorsi, in modo che sia chiaro per tutti il percorso di ingresso alla scuola. Questo avrebbe due vantaggi: da un lato il fatto che chiunque potrebbe esser certo di qual è il modo di abilitarsi / entrare in ruolo; dall’altro il fatto che se qualcuno fa un ricorso per un cavillo (come è capitato) questo non blocca per mesi o anni tutti i percorsi attivi.

 La proposta di Renzi

Renzi, che certo non mi sta simpatico per niente, propone delle soluzione che, a mio avviso, se venissero adottate, costituirebbero un punto di svolta cruciale nella scuola italiana.

In bene e in male.
Tra l’altro con una riforma presentata con molta demagogia, cosa tipica di Renzi.

E qui il punto che lascia anche me un po’ perplesso: secondo me i “pro”, stavolta, sono circa pari con i “contro”.

Beh, il mio punto di vista è spiegato dopo, perché prima è necessario riassumere i provvedimenti previsti:

1. Assunzione, a settembre 2015, di 150.000 insegnanti precari delle GaE e del concorso, e loro entrata in ruolo immediato. Questo si farebbe, secondo la proposta, chiamando alcuni a coprire le cattedre scoperte (50.000), altri a “rafforzare insegnamenti di educazione fisica, muscia e arte” (18.800), altri ancora ad entrare a far parte dell’organico funzionale della scuola primaria, cioè saranno disponibili per coprire supplenze o garantire il tempo prolungato (e questi sono 60.000); infine, 20.000 docenti andranno a formare l’organico dell’autonomia, cioè saranno “divisi” tra scuole diverse di una rete locale per garantire attività extracurriculari o supplenze.

 Insomma, dei nuovi prof. assunti, soltanto un terzo andrà in cattedra, mentre ben 100.000 serviranno per attività collaterali o per coprire le supplenze.

 In alcuni casi questi sono docenti che, ad oggi, insegnano comunque con un contratto annuale (precario) ma che si troverebbero sì assunti, ma a fare cosa? comunque supplenze (stavolta brevi, cioè ancora meno “stimolanti” didatticamente) o attività collaterali (alcune delle quali certamente belle e importanti, ma in alcuni casi questi sarebbero in pratica “parcheggiati“).

 2. Mantenimento delle Graduatorie di Istituto (GdI) soltanto per la II fascia, cioè per gli abilitati. Ad oggi l’abilitazione o ce la si ha (per la SSIS o per il TFA I ciclo) o si prende con il II ciclo di TFA che partirà a novembre. Nel futuro sono previste le lauree magistrali abilitanti (di cui parliamo più avanti).


Le GdI servirebbero solo per le supplenze dell’ultimo minuto, quelle non assicurate NEMMENO dal contingente di docenti dell’organico funzionale o dell’autonomia di cui sopra. Questo significa che i semplici abilitati avranno meno occasioni di far supplenze e che qualcuno senza abilitazione non potrà più entrare in una classe (cosa che comunque, va detta, non avrebbe più lo stesso dopo la manovra del punto I che assume molti docenti di fatto come supplenti).

 Le GdI resterebbero un’attesa tra l’abilitazione e il concorso (vedi oltre).

 3. Le lauree magistrali abilitanti sarebbero una magistrale “specializzata” per l’insegnamento (a numero chiusto). Qui il problema principale è che alcuni corsi di laurea nei quali la prospettiva principale è insegnare (es. lettere ma non solo) si troverebbero di fronte al problema di chi non entra alla magistrale “apposta” per insegnare, e “deve” continuare il percorso con una magistrale specialistica, probabilmente per poi riprovare l’anno dopo a entrare nell’altra.

Attenzione: questo genera un altro problema a mio avviso, che è la separazione tra formazione specialistica (che ad oggi, è chiaro a chiunque abbia mai fatto l’università, è tipica quasi soltanto delle lauree magistrali) e la possibilità di insegnare. Infatti, a meno di leggi nuove, è vietato ottenere due titoli di studio della stessa classe di laurea, e quindi chi è iscritto (e laureato) ad una magistrale “normale” non potrebbe poi reiscriversi a quella per insegnare. Ad oggi, ripeto.
Comunque, è giusto che uno che vuole insegnare non studi cose più approfondite della disciplina che insegna? Vero è che spesso quelle cose non servono né ad abilitarsi né a passare il concorso, ma magari sarebbe bello avere insegnanti che sanno di più dello stretto necessario per insegnare.
All’estero, ad esempio, ci si divide tra chi ha un percorso come quello proposta da Renzi e chi (es. Svizzera) chiede la triennale disciplinare per insegnare alle medie e la magistrale più una seconda magistrale (come il nostro attuale TFA) per insegnare alle superiori.

 4. Solo concorsi per entrare in ruolo. Questo è il tema che mi tocca di più, per ovvie ragioni. Secondo Renzi, dal 2015 si entrerà di ruolo SOLO con i concorsi. Si prevedono 40.000 pensionamenti tra il 2015 e il 2018, e il governo pensa di varare un concorso triennale per coprirli. A questo concorso accederebbero gli abilitati (incluso TFA di quest’anno).

Ovviamente questo è il passaggio che apprezzo di più in assoluto di questa riforma, per due ragioni: la prima è che è davvero una confusione avere immissioni in ruolo da diverse graduatorie, che impediscono la pianificazione (sia delle persone, che delle istituzioni) e che hanno portato ad un’attesa di 12 anni tra un concorso e l’altro, con l’esito di far “andare avanti” solo chi era nelle GaE a discapito dei giovani; in secondo luogo, il concorso consentirebbe potenzialmente di entrare in ruolo subito dopo l’abilitazione, tipo a 25 o 26 anni. Ovviamente si dirà che siamo in Italia, bareranno, entraranno i loro amici ecc ecc. e questo è vero, dopodiché non vedo comunque un altro modo migliore di selezionare una massa di gente in base alla preparazione curricolare e caratteriale, oltre che, ovviamente, all’esperienza pregressa.

Attenzione: la mia non è una posizione del tipo “meglio i giovani dei vecchi” presa a priori, anzi! Ritengo solo che sia giusto dare a chi è preparato seriamente la possibilità di entrare in ruolo indipendentemente dall’età anagrafica (o di servizio), ovviamente con una valutazione approfondita, seria ed attenta anche della capacità di insegnare (quindi al di là delle conoscenze disciplinari).

In alternativa chiunque sia della mia generazione dovrebbe rassegnarsi che non insegnerà mai, e ciò sarebbe ovviamente profondamente ingiusto.

Dall’altro lato, i più arrabbiati saranno quelli abilitati da tempo ma non nelle GaE, cioè quelli in II fascia GdI, che potrebbero dire “ma io devo studiare da capo per un concorso quando stavo per entrare in GaE, poi me le hanno chiuse e sono rimasto fregato” e quelli che non ottengono l’abilitazione a questo giro del TFA (e lì sì, son proprio problemi gravi, perché, come detto sopra, bisogna pensare a come fare entrare queste persone a ‘sto benedette magistrali).

 Considerazioni generali

 Secondo me questa riforma ha i seguenti pro:

 – immissione in ruolo (reale) di 60/70 mila docenti in un anno;

– esaurimento e chiusura delle GaE;

– Un unico metodo per abilitarsi;

– Solo concorsi per entrare in ruolo;

– Mantenimento, seppur sarà quasi inutile, di una sola fascia di graduatorie per le supplenze.

 In pratica il sunto di questi pro è che si consente a chi attende da molto di entrare in ruolo ma non si impedisce a chi è giovane di avere un destino più lineare nel mondo della scuola.

contro:

 – 60/70 mila docenti verranno assunti senza sapere bene cosa fare, e di fatto, questo genererà un po’ di problemi perché bisognerà rivedere i modelli (anche burocratici) delle supplenze; inoltre è possibile il danneggiamento dei docenti che facevano supplenze annuali e ora si trovano come “riserve” senza scopi precisi;

– Le lauree magistrali abilitanti hanno molti problemi (esposti sopra) e andrebbero riviste molto bene, se non (meglio) sostituite con un percorso post-lauream fatto bene;

– Rischio per chi non entra in TFA oggi di restare “un’eccezione”.

 Infine aggiungo solo due cose:

 – Stiamo a vedere cosa accadrà: Renzi vanta la copertura finanziaria (3 miliardi di euro) come disponibile; resta da vedere se la riforma verrà fatta e con che scadenze, anche se è positivo (poi bisogna vedere come andrà) la volontà del Governo di incontrare le figure che vivono la scuola (studenti inclusi) prima di varare la riforma.

 – Bisognerebbe lavorare anche su una riorganizzazione delle classi di concorso, oggi astrusa e a mio avviso folle, che prevede, ad esempio, che un laureato in certi CdL possa insegnare scienze alle superiori ma non alle medie (!) o altre cose simili.

 Marco Maggioni, aspirante insegnante