Accesso concorsi pubblici: non vale voto di laurea ma ateneo di provenienza. Aumentano disparità, ennesimo atto antidemocratico e classista!

by / 6 Comments / 13706 View / 3 luglio 2015

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La commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato ieri un emendamento al Ddl sulla Pubblica Amministrazione presentato dall’On. Marco Meloni e modificato dal Governo che vuole “superare” il voto di laurea come requisito minimo per l’accesso ai concorsi, dando maggior peso al voto medio per classi omogenee e all’ateneo di provenienza che ha rilasciato il titolo di studio. Questo emendamento, inserito in una delega del suddetto DDL, dovrà essere tramutato in Decreto Legislativo dal Governo.

L’emendamento approvato è allucinante infatti si crea una disparità nella partecipazione ai concorsi pubblici tra gli studenti in base al loro ateneo di provenienza, incentivando il meccanismo di competizione tra gli stessi, secondo alcuni commentatori, utilizzando le contestate classifiche dell’ANVUR.

La norma approvata è una variante dell’abolizione del valore legale del titolo di studio poichè la funzione di garanzia costituita dallo Stato, che permette a tutti indipendentemente dalle disponibilità economiche di conseguire un titolo di studio, si vedrà, magari, sostituita dalle classifiche degli atenei costruite dall’Anvur, che deciderà sul valore delle nostre lauree. E’ un assurdo processo di ulteriore burocratizzazione e gerarchizzazione del nostro sistema universitario. Questa norma classista rappresenta un ulteriore attacco agli studenti e a quegli atenei, soprattutto del sud, già oggi fortemente penalizzati per via delle scarsissime risorse che ricevono dal Fondo di Finanziamento Ordinario.

Anche l’idea di pesare il voto di laurea sulla media del proprio corso significa non considerare le conoscenze e le competenze reali della persona inserendo un meccanismo di competizione sfrenata tra studenti e disincentivando ogni collaborazione nel percorso universitario già pesantemente individualizzato.

Inserire una norma di questo tipo, come emendamento al DDL sulla PA, senza alcun confronto con il sistema universitario e con le rappresentanze coinvolte è l’ennesimo atto antidemocratico di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene. Questa norma è un pasticcio legislativo, l’emblema di un’incompetenza guidata da ideologia, che però fa emergere quali sono le intenzioni profondamente liberiste  di questo governo in materia di Università. Se questo vuol essere un antipasto alla Buona Università lo diciamo da subito: non siamo disposti a discutere e saremo pronti a mobilitarci per bloccare queste follie a partire dall’iter sul DDL sulla PA!