Accesso ai saperi

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Nella giornata di domani migliaia di studentesse e studenti saranno impegnati nella lotteria nazionale dei test a numero chiuso per l’accesso ai dipartimenti Medicina e Chirurgia.

L’esclusione di tantissimi di loro non soltanto determinerà la distruzione delle tante aspirazioni personali, ma anche il mantenimento di un numero assolutamente insufficiente rispetto al fabbisogno nazionale di personale medico-sanitario,

Ormai è giunto momento di prendere atto che il sistema del numero chiuso è completamente fallito e che sta contribuendo a distruggere non soltanto il Diritto allo Studio, ma anche quello alla Salute. L’Italia ha un disperato bisogno di medici e nei prossimi anni questa carenza si aggraverà drammaticamente imponendo l’apertura di un serio dibattito sull’eliminazione del numero chiuso.”

Come LINK – Coordinamento Universitario abbiamo redatto un dossier che mette in relazione la spaventosa crisi che sta attraversando il Sistema Sanitario Nazionale con lo strumento del numero chiuso analizzando la situazione della Sanità nel nostro paese colpita da anni dagli stessi provvedimenti che stanno distruggendo l’Università italiana.

E’ inaccettabile che ormai il 57% dei corsi di laurea dell’Università italiana sia caratterizzato da questa barriere all’accesso determinate unicamente dall’inasprimento dei requisiti minimi, come quelli apportati dal Decreto A.V.A., dettati dai tagli agli atenei ormai incapaci di sostenere un’offerta formativa di qualità e aperta a tutti.

LINK – Coordinamento Universitario

A questo link è possibile leggere il Dossier.

 

Le lotte studentesche degli anni ’70 hanno sancito un dato storico importante aprendo l’accesso all’Università, che non sarebbe più dovuta essere appannaggio di pochi, ma per tutta la popolazione, attraverso l’abolizione dei limiti di ingresso ai corsi di laurea sulla base del diploma conseguito che unito alla previsione di un diritto allo studio per i soggetti meno abbienti doveva rendere sostanziale questo diritto.

Nel 1999 in Italia viene introdotta la legge 264/1999, denominata legge “Zecchino”, ai tempi Ministro dell’Università, che introduce il numero chiuso per le professioni sanitarie, Medicina e Chirurgia e per altri corsi di laurea come Veterinaria, Architettura e Scienze della Formazione Primaria.

Dapprima con il decreto ministeriale del Ministro Profumo e poi modificato col n.449 del Ministro Carrozza, il MIUR ha provato ad anticipare i test a luglio, battaglia vinta dagli studenti, ma ha inserito il “bonus maturità” che rappresenta un ulteriore elemento di disparità, poiché a parita di voto gli studenti della stessa scuola potrebbero vedersi attribuire dalle diverse commissioni punteggi diversi, come confermano i percentili pubblicati qualche giorno fa.

La selezione degli studenti avviene in molti casi attraverso un test, che si è spesso dimostrato inaffidabile e incapace di valutare le reali competenze e la vocazione di uno studente. In molti casi ci sono stati errori nella formulazione delle domande e troppo spesso i test richiedono conoscenze che si suppone lo studente dovrebbe acquisire durante il percorso di studi ed è destinato ad aggravarsi ulteriormente a causa del recente decreto AVA.

Attorno a queste prove si consuma un business di migliaia di euro a carico delle famiglie per iscrivere i figli ai test e per prepararsi, spesso nelle mani di associazioni o aziende che speculano sulle aspirazioni di migliaia di studenti.

Dati e statistiche ci dicono che l’Italia rischia nei prossimi anni di essere sprovvista di personale sufficiente in alcuni settori rispetto alle esigenze della società, emblematico in tal senso è il caso del settore medico-ospedaliero.

L’introduzione massiccia di blocchi all’accesso, ad esempio per Economia, Ingegneria e tanti altri. Vi è in atto un effetto domino ed i dati parlano chiaro, il 57,3% dei corsi laurea presenta barriere all’accesso inserite con motivazioni varie: necessità logistiche e di mantenimento della qualità, insufficienza delle strutture laboratoriali esistenti e impossibilità di costruirne delle nuove, ecc…

Volontà, scelte politiche e di sistema, come il taglio ai finanziamenti all’università, il decreto AVA che inasprisce duramente i requisiti minimi per l’apertura di un corso di laurea e il blocco del turn-over che limita le assunzioni negli atenei impedendo quindi di raggiungere i livelli minimi per tenere aperti i corsi, i nuovi criteri Anvur di accreditamento dei corsi di laurea. Tutti strumenti che mirano a ridurre l’offerta formativa e conseguentemente a ridurre il numero di studenti iscritti e quindi ad introdurre nuovi e più rigidi strumenti di selezione in ingresso.

Serve lottare contro ogni forma di limitazione all’accesso che è negazione della libertà dello studente di formarsi e di godere del diritto allo studio, a tal proposito risultano fondamentali i finanziamenti all’edilizia e al personale universitario. I saperi devono essere liberi, non vi deve essere posto alcun ostacolo, né di natura economica, né sociale, né logistica. E’ obbligo del legislatore rimuoverli e adoperarsi affinché non vengano introdotte forme di limitazione delle libertà dell’individuo.

Ad anni di distanza dall’introduzione del numero chiuso siamo oggi in grado di darne una valutazione realistica. Il numero chiuso è uno strumento fortemente iniquo che, mettendo in competizione tra loro gli studenti, non tiene conto delle differenze economico sociali che purtroppo esistono tra i soggetti in formazione.

Riteniamo che sia prioritaria la totale eliminazione di ogni tipo di barriera all’accesso, per permettere a tutti di poter frequentare determinati corsi di laurea procedendo ad una selezione delle competenze in itinere e adeguando le strutture alle necessità della popolazione studentesca.