Abilitati a far nulla

by / Commenti disabilitati su Abilitati a far nulla / 35 View / 22 novembre 2011

Share

Avere vent’anni e un sogno, diventare i maestri del domani. In questi giorni sono oltre 5100 le matricole che, dopo aver passato il test di selezione, iniziano a frequentare Scienze della Formazione Primaria, il corso di laurea abilitante all’insegnamento nelle scuole elementari e materne.

Un percorso duro, fatto di ore trascorse tra lezioni, laboratori e tirocini. Che, a loro insaputa, potrebbe rivelarsi inutile. «Ci laureiamo per diventare disoccupate», sbotta la ventiduenne Maria Chiara Fiscon, studentessa al quarto anno dell’Ateneo di Padova. «A tutti gli immatricolati dopo il 2008 sono precluse le graduatorie da cui si pescano i docenti», aggiunge.

Abilitati a far niente, dunque? «Non proprio – spiega la preside del corso padovano Lerida Cisotto – restano gli istituti d’infanzia paritari». Si bussa alle private, ma di entrare nella scuola pubblica non se ne parla. «Resto fiduciosa – aggiunge la professoressa – che la situazione dei miei studenti sarà sanata». Tra loro Linda, 33 anni, due figli e un diploma magistrale alle spalle. «Tre anni fa mi sono iscritta per diventare un’insegnante migliore. Sarebbe stato meglio continuare a vivacchiare di supplenze che perdere opportunità di lavoro e stipendio. Se investi in formazione nel nostro Paese perdi».

PADOVA, ITALIA. Per una volta l’Italia è unita. Da Torino a Cagliari, passando per l’Aquila e Roma. 21 mila sono gli aspiranti maestri, alcuni dei quali già tali, a vivere nella precarietà. Il paradosso è che l’istituzione delle graduatorie a esaurimento (le GaE) fu decisa dall’allora ministro Fioroni per risolvere il problema del precari. E con la legge Gelmini del 2010 si è definitivamente escluso l’accesso alle GaE degli iscritti nel triennio 2008-2011.

«Le regole sono cambiate – dice Nereo Marcon, segretario veneto della Cisl Scuola, e spiega – vale come per la pensione, se il governo dice che si andrà a 67 anni non possiamo farci niente». Dura lex, sed lex, ma gli interessati non ci stanno: gruppi Facebook, appelli al presidente Napolitano ( guarda), ricorsi al Tar, petizioni alle giunte regionali e la volontà di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea.

«E’ un sistema discriminatorio – spiega Laura Lento, del Coordinamento nazionale docenti abilitati e abilitandi – ha creato insegnanti di serie A e serie B». Tutto dipende dall’anno d’immatricolazione: «Sei iscritto prima del 2008? Sei dentro.
Altrimenti fuori, senza contare titoli, esperienza pregressa in aula e merito». Con la beffa di vedersi sorpassati anche dagli ex studenti delle magistrali (chiuse 14 anni fa) che tramite il percorso “agevolato” stabilito per decreto nel 2010 possono ottenere l’abilitazione in un solo anno. Anziché i quattro (ora cinque) del corso laurea.

UNA «PATATA BOLLENTE». 21 mila maggiorenni fanno gola, e più di qualcuno in Parlamento si è interessato al caso. Tra gli altri, l’onorevole Pagano (Pdl) che ha proposto un emendamento al decreto Sviluppo estivo. Ma il «niet» del Ministro Mariastella Gelmini ha rispedito i 21 mila precari nel limbo. E intanto, seppur con qualche ritardo, si continuano ad attivare corsi in Scienze della Formazione. «Non lo facciamo per le tasse, c’è bisogno di formare gli insegnanti – spiega la preside Cisotto che ammette – non è chiaro però quale sarà il reclutamento: c’è chi parla di un “concorsone”, chi di albi regionali». Romina Venditti, mamma 35enne, 600 euro di supplenze al mese, parla d’incompetenza: «Non si sa cosa succede dentro alle aule dove si formano i nostri figli. Nell’ultimo sit-in a Montecitorio abbiamo fermato qualche parlamentare. Si sono meravigliati perché non ci sono più le magistrali».

 

(21 novembre 2011) Davide Lessi -L’Epresso