A proposito di tagli: 20.000 futuri insegnanti tagliati fuori dalle graduatorie!

A proposito di tagli: 20.000 futuri insegnanti tagliati fuori dalle graduatorie!

by / Commenti disabilitati su A proposito di tagli: 20.000 futuri insegnanti tagliati fuori dalle graduatorie! / 16 View / 3 giugno 2011

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Fa rabbrividire la vicenda dei quasi 20.000 docenti precari che si sono recentemente visti sottrarre il futuro lavorativo per cui hanno studiato (e pagato tasse universitarie) per ben 4 anni.
E tuttavia non ce ne stupiamo perché siamo oramai abituati (che è diverso da rassegnati) a vedere vari tipi di tagli sul futuro dei giovani, benché raramente gravi come questo.

Cos’è successo? Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nel normare l’accesso alle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) nel DM 44/2011, non ha tenuto conto di tutti coloro che si sono immatricolati tra il 2008 ed il 2011. Quasi 20.000 studenti, molti dei quali alla seconda laurea, dopo aver studiato per ben 4 anni (e versato più contributi di qualsiasi altro studente, visto che spesso gli atenei fanno pagare il massimo delle tasse alle seconde lauree) hanno scoperto che la loro laurea non ha alcuna validità al fine dell’inserimento nella I fascia delle graduatorie; in altre parole, i 4 anni di impegno spesi per conseguire una laurea abilitante sono stati vani: non potranno mai avere il loro impiego a tempo indeterminato.
Eppure, chi si è iscritto a questo corso di studi l’ha fatto perché gli era stato garantito che il titolo che andava a conseguire gli sarebbe stato necessario proprio per l’accesso a quelle graduatorie che, dopo un periodo di contratti a tempo determinato, gli avrebbe garantito un contratto a tempo indeterinato.

 

 

Questa condanna alla precarietà è tanto più assurda in quanto scaricata addosso a una generazione con l’unica colpa di aver iniziato gli studi al momento sbagliato: coloro che si sono immatricolati prima del 2008 o a partire dal 2011 avranno infatti regolare accesso alle graduatorie.
Legiferare sul valore degli studi di migliaia di lavoratori quando questi sono già in corso anziché prima dell’attivazione del loro percorso sarebbe un po’ come fare una riforma della giustizia proprio mentre si è coinvolti in una manciata di processi: qualcosa che nessun politico dotato di un benché minimo senso di coerenza e di senso della legalità concepirebbe; qualcosa che nessun Paese civile dovrebbe permettere, specialmente quando ne va del futuro di 20.000 giovani studenti e futuri insegnanti. Permettere che quest’ingiustizia passi sotto silenzio e non venga risolta significherebbe costringere queste persone ad emigrare in un paese dove la loro formazione venga riconosciuta, oppure condannarle ad un futuro fatto di incertezze e vulnerabilità economica. Davvero vogliamo infliggere questa condanna proprio a coloro che dovrebbero prendersi cura delle future generazioni?

Nonostante l’odissea burocratica a cui si sono sottoposti, questi giovani hanno ricevuto tuttora numerose promesse ma nessuna risposta.
Forse bisognerebbe ricordare al Governo che tanto chiacchiera sul futuro dei giovani e sulla meritocrazia (di che merito stiamo parlando? Di quello di immatricolarsi un anno prima o un anno dopo?), che portare queste persone alla precarietà e alla disperazione, quando non alla diaspora, significa solo sottrarre loro un futuro di lavoro e di occasioni.

Per questo chiediamo che si dia una risposta a tutti questi giovani; Il Governo e i Rettori delle nostre università, non possono certo ignorare chi chiede solamente di poter insegnare, si assumano quindi la loro responsabilità e rendano gistizia a chi da anni sta studiando per migliorare il proprio futuro e quello di tanti studenti di questo paese.