18 Dicembre in piazza: per l’anno che verrà non bastano i buoni propositi

by / Commenti disabilitati su 18 Dicembre in piazza: per l’anno che verrà non bastano i buoni propositi / 124 View / 10 dicembre 2015

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    “Dopo le vacanze inizia la dieta” (Elena, studentessa)

    “Un 2015 che sia costituente per le università italiane” (Matteo, Primo Ministro)

    “L’anno prossimo in palestra 2 volte a settimana” (Andrea, dottorando)

    “Rilanciare il sistema di diritto allo studio, ringiovanire il corpo docente attraverso nuove politiche di reclutamento, rinvigorire il rapporto tra Università e lavoro, smantellare rigidità burocratiche che bloccano gli Atenei italiani e ne mortificano l’autonomia” (Francesca, senatrice)

    “A Gennaio si smette di fumare” (Marta, ricercatrice)

    “5.000 nuove assunzioni nelle Università italiane entro il 2016” (Stefania, ministro dell’Istruzione)

Si avvicina la fine dell’anno e tra un festeggiamento e l’altro tutti ci cimenteremo in promesse e buoni propositi per l’anno prossimo. Con la fine dell’anno però si avvicina anche l’approvazione della Legge di Stabilità 2016 e sappiamo bene che ciò che sarà scritto in essa varrà molto di più di mille dichiarazioni d’intenti.

Per questo ai tanti annunci del governo e dei parlamentari della maggioranza preferiremmo vedere dei provvedimenti in questa Legge di Stabilità.

Vorremmo vedere per il prossimo anno un investimento in istruzione e ricerca, che inverta la tendenza attuale ma per questo si deve stanziare almeno un miliardo di euro, per ritornare ai livelli antecedenti ai tagli iniziati nel 2008. Ancora una volta invece in legge di stabilità al MIUR sono imposti “risparmi” per oltre 220 milioni per il 2016 di cui 20 al Fondo di Finanziamento Ordinario.

Vorremmo che i tanti ricercatori precari su cui oggi si basano le nostre Università potessero sperare di entrare in ruolo il prossimo anno e non essere espulsi dalla carriera accademica: il piano di reclutamento di 1000 ricercatori di tipo b è del tutto insufficiente; serve infatti un piano di reclutamento di 20000 posti di ruolo in 4 anni per compensare i 12.000 docenti persi negli ultimi anni dall’università italiana e quelli che andranno in pensione nei prossimi anni.

Vorremmo un 2016 senza più idonei non beneficiari di borsa di studio e senza esclusi a causa del nuovo ISEE, per questo oltre ai 50 milioni annunciati da Matteo Renzi ne servono almeno altri 150.

Vorremmo leggere nei rapporti OCSE del 2016 che l’Italia non è più tra le più alte in Europa per tassazione agli studenti e tra le ultime per finanziamenti per Università e ricerca, ma per questo servono investimenti che diano ossigeno agli atenei.

Vorremmo poter dire mai più un dottorato senza borsa, ma non compare in tutta la legge di stabilità alcuna voce riguardante il dottorato di ricerca.

Vorremmo veder garantita anche a dottorandi e assegnisti la possibilità di accedere alla Dis-coll, perciò è necessario che l’emendamento approvato alla Commissione Lavoro della Camera riguardante gli assegnisti sia confermato e sia allargato anche ai dottori di ricerca.

Vorremmo che il contratto collettivo nazionale per quelli di noi che lavorano nei servizi tecnici e amministrativi, nelle biblioteche, nei dipartimenti venisse rinnovato con risorse vere e non con l’elemosina prevista oggi dalla legge di stabilità. Vorremmo che la contrattazione negli Atenei non la si dovesse fare con il Ministero del Tesoro ma con le naturali controparti. Vorremmo che chi lavora con contratti precari venisse stabilizzato anziché dover lottare ogni anno per una proroga che serve prima di tutto alle amministrazioni.

Vorremmo che anche all’Università, acquisiti i tagli stipendiali dal 2010 ad oggi, venisse riconosciuta l’anzianità di servizio ai fini giuridici e pensionistici e che gli scatti stipendiali, ormai a valutazione, ripartissero dal 2015. Questo perché non ci pare il caso di continuare a penalizzare per tutta la vita lavorativa chi ci lavora negli atenei, colpendo in particolare, al solito ed in barba alla retorica pubblica, i più giovani.

Vorremmo una Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) che fosse un modo per migliorare il sistema, non un guazzabuglio per giustificare i soliti tagli, aumentare gli squilibri e creare nuovi potentati accademici. E la vorremmo con criteri chiari e condivisi, non stabiliti ex post; non dovrebbe seguire modalità tecniche oscure e chiuse, pensate per arricchire le solite strutture “tecniche di servizio” e oscurare la trasparenza del processo.

Vorremmo che le nuove generazioni non venissero trattate come spazzatura. Vorremmo poter progettare il nostro futuro. Vorremmo liberarci dal ricatto e dalla povertà e avere reddito.

E’ tempo che i buoni propositi si trasformino in investimenti; le nostre proposte in merito sono scritte nero su bianco (link agli emendamenti) . Il 18 dicembre saremo in presidio davanti alla Camera dei Deputati per non sentirci dire dal Governo e dal Parlamento: “anche quest’anno… si investe il prossimo anno”.

#lannocheverrà
#80vogliadi

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