#17nov – perchè scendiamo in piazza

by / Commenti disabilitati su #17nov – perchè scendiamo in piazza / 4 View / 16 novembre 2011

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La crisi economica iniziata nel 2008 è arrivata negli ultimi mesi al suo culmine. Una crisi finanziaria e economica, ma anche e soprattutto politica, sociale e democratica. Nel 2008 siamo scesi in piazza per dire che “ Noi la crisi non la paghiamo”; ebbene questo slogan è ancora attuale. La crisi l’abbiamo pagata e la stiamo pagando noi.

Noi studentesse e studenti che tutti i giorni viviamo le nostre scuole e università come luoghi sempre più privi di senso, messi in ginocchio da tagli sempre più pesanti, che viviamo le nostre città come se fossimo degli ospiti, come se dovessimo consumare e basta, senza avere dei diritti, senza avere spazi da poter riempire.

Noi studentesse e studenti senza un futuro, rubato da quell’1% della popolazione, che ha deciso che sulla crisi si poteva speculare ulteriormente, che ha deciso di salvare le banche e distruggere il welfare, di garantire la continuità del sistema capitalistico chiudendo scuole e università, eliminando i diritti, cancellando la democrazia.

Noi studentesse e studenti che siamo parte di quel 99%, che ha occupato in monumenti e ha bloccato le stazioni contro la legge Gelmini, che ha festeggiato il 13 giugno per la vittoria dei referendum e che era in piazza il 15 ottobre per chiedere un cambiamento globale.

Noi studentesse e studenti privati della possibilità di esprimere la nostra voce dentro e fuori le scuole e le università, rivendichiamo democrazia reale in un paese in cui si abbatte la miseria del potere, con una repressione che non si vedeva da anni da parte delle forze dell’ordine nelle piazze, e con schedature, voti in condotta e limiti di assenze nelle scuole.

Il Governo Berlusconi è caduto, ucciso dai banche e dalle agenzie di raiting per le quali non era più ne un’alleato affidabile ne un buon esecutore delle loro politiche, ma il futuro che si profila all’orizzonte per la nostra generazione precaria è pieno di incertezze, per una generazione cresciuta con Berlusconi e nel Berlusconismo, non si tratta solo di capire quale sarà il prossimo Governo o di quando saranno le prossime elezioni, ma piuttosto di come uscire dal ricatto a cui il nostro paese come la Grecia sono sottoposti, come rompere la dittatura dei mercati finanziari, come non accettare il commissariamento da parte del FMI.

In questo quadro si inserisce la lettera che il Governo Berlusconi scrisse all’Europa in risposta alla lettera della Bce all’Italia, i cui contenuti parlano di licenziamenti facili, privatizzazione dei servizi pubblici (contrariamente a quanto previsto dall’esito del referendum estivo), e per gli studenti la ciliegina sulla torta delle liberalizzazione delle tasse universitarie, della piena attuazione della riforma Gelmini e dei prestiti d’onore. Provvedimenti questi che non tramonteranno con la caduta del Governo, ma anzi che sono ampiamente condivisi dalle attuali forze politiche, in quanto imposti dalla Bce. Per questo come studenti dobbiamo mobilitarci non contro chi ha scritto quella lettera ma contro quei contenuti che rappresentano le ricette economiche che verranno imposte al nostro paese con o senza Berlusconi.

Sappiamo che la caduta di Berlusconi non rappresenta la liberazione del nostro paese, restiamo in ostaggio dell’andamento dello spread, delle fluttuazioni dei mercati, entità astratte che come gli dei devono essere placate con dei sacrifici da parte del nostro paese.

Sacrifici che Mario Monti, nuovo premier, uomo di Goldman Sachs, una delle finanziarie che hanno determinato questa crisi, vuole imporre al nostro paese con la benedizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il 14 dicembre, giorno in cui Berlusconi si comprava la fiducia parlamentare, in piazza gridavamo: “io non mi fido” e pretendevamo democrazia, anche questa volta non ci fidiamo.

Non ci fidiamo di chi elogia le Gelmini e Marchionne come ha fatto Mario Monti in passato, non ci fidiamo di chi propone nella lista dei ministri docenti baroni e rettori delle università private: Francesco Profumo all’istruzione, rettore del Politecnico di Torino, Lorenzo Ornaghi alla cultura, rettore della Cattolica, non ci fidiamo di un Governo fatto dalla Crui, non ci fidiamo di chi chiede sacrifici ad una generazione a cui viene rubato il futuro.

Pretendiamo democrazia, abbiamo sempre lottato contro la dittatura di Berlusconi e lotteremo contro quella della finanza, non possono essere gli indici di borsa a determinare l’agenda politica o il futuro Governo, il 17 novembre saremo in piazza per riprenderci la parola, perchè solo la nostra generazione precaria in mobilitazione nelle piazze di questo paese, solo il 99% della grande manifestazione del 15 ottobre può invertire i rapporti di forza in Italia e nel mondo.

Una democrazia reale che tutti i giorni abbiamo provato a praticare nelle occupazioni di scuole e università, nelle piazze e nelle accampate in giro per l’Italia.

Per queste ragioni il 17 novembre, giornata di mobilitazione internazionale studentesca, rilanciata quest’anno da occupy wallstreet noi studentesse e studenti universitari saremo in piazza in tutta Europa per continuare le mobilitazioni contro i tagli al mondo della conoscenza e le politiche di austerity che ci vengono imposte dalla Bce e dal FMI, per continuare a lottare contro quell’1%

Rifacciamo dei luoghi della formazione il centro della discussione, della partecipazione e dell’aggregazione di un vasto movimento, richiamo in piazza il 99% per difendere la formazione e liberare le università, perchè pensiamo che solo da noi studenti possa ripartire un movimento in grado di parlare a tutti e di riaprire ampi spazi di conflitto in questo paese per ripubblicizzare l’università, salvare la scuola pubblica e difendere il nostro futuro dall’attacco dell’1%.

L’1% che attacca la formazione in tutto il mondo: in Italia privatizzando le università e impoverendo la scuola, in Cile non garantendo il diritto allo studio, picchiando gli studenti e reprimendo il dissenso, in Inghilterra alzando le tasse universitarie.

Si comprende così come il nostro mondo, quello della conoscenza, in questi ultimi tre anni abbia subito tutto il peso dell’attacco delle politiche neoliberiste propagandate dagli organismi internazionali e da questo Governo: la volontà era chiara distruggere l’università e la scuola pubblica, tagliare i fondi alla didattica e alla ricerca, minare il funzionamento ordinario delle scuole pubbliche, eliminare qualsiasi tipo di welfare studentesco così da svuotare l’università e rendere gli studenti dei fantasmi, abbassare fortemente il livello qualitativo della didattica nelle scuole.

Negli ultimi anni abbiamo lottato contro la distruzione dell’università e i tanti provvedimenti che miravano a distruggerla tra i quali i tagli con cui il governo ha colpito il diritto allo studio sono del 95% in 4 anni, portando dai 246 milioni del 2009 ai 13 milioni del 2013 i finanziamenti statali necessari a garantire borse di studio, alloggi, mense. Quasi 300mila studenti rischiano di venire espulsi dall’università perché non percepiranno la borsa di studio, anche se riconosciuti idonei. Ad un sistema che permette a tutti di accedere alla formazione il governo preferisce un sistema basato sui prestiti d’onore, veri e propri debiti, come avviene in Inghilterra o negli USA, che gli studenti non saranno mai in grado di ripagare. Siamo non solo senza un futuro, ma senza un presente: quella che viene rubata è la possibilità di formarsi e di studiare.

Il governo nella lettera alla Banca Centrale Europea ha proposto di “liberalizzare le tasse universitarie”, dando la possibilità a tutti gli atenei di poterle aumentare senza limiti, proprio com’è avvenuto in Gran Bretagna qualche mese fa.

La legge Gelmini ha imposto agli atenei di modificare tutti gli statuti, di aprire ai privati nei consigli di amministrazione, di ridurre il peso degli studenti negli organi e di accorpare facoltà e dipartimenti. Non abbiamo accettato il ricatto che ci imponeva il minstro Gelmini, o privatizzate le università o vi commissario, lo stesso ricatto che i mercati, la Bce e il G20 impongono all’Italia o liberalizzate e precarizzate o vi commissariamo. Per queste ragioni abbiamo proposto il referendum sugli statuti degli atenei, per poter scegliere noi studenti, ricercatori, precari in che università vivere e per difendere l’università pubblica.

Tutto questo mentre rettori e baroni complici, come il nostro Governo lo è dei mercati, ampliavano il numero chiuso, riducevano i corsi anche a seguito del DM17 imposto dal Ministro, cacciavano centinai di precari dall’università e alzavano le tasse negli atenei.

Neanche nelle scuole la situazione è messa tanto meglio. A partire dalla legge 133 del 2008 i bilanci delle scuole si sono trovati sempre più in difficoltà nel raggiungere risultati positivi. La scure di tagli che si è abbattuta si è poi formalizzata con la “non-riforma” Gelmini del febbraio 2010 con la quali si sostanziavano i tagli precedentemente effettuati. Con l’impianto puramente retorico della “riorganizzazione” della scuola e delle sperimentazioni si sono eliminate ore su ore di studio con un’impostazione didattica più che discutibile.

Abbiamo visto comparire nelle nostre classi i famigerati “contributi volontari” che gravano ogni anno sui costi aggiuntivi che ogni studente affronta per frequentare la scuola, senza contare i costi dei libri, dei trasporti, dei consumi culturali, su cui ad ora manca ancora una legge quadro nazionale sul diritto allo studio. Le nostre scuole cadono a pezzi e i tagli all’edilizia scolastica si sono fermati per la sola ragione che hanno raggiunto una soglia di minima sotto la quale non è possibile scendere.

Negli ultimi tre anni contro tutto questo ci siamo mobilitati, più che mai oggi con la fine del Governo Berlusconi, mentre è in atto uno scontro parlamentare senza precedenti e con il nostro paese ostaggio dell’andamento dei mercati non possiamo che ritenere che a noi spetti di rilanciare il movimento, di riportare in piazza quell’99% che l’anno scorso ci applaudiva mentre bloccavamo i treni e di sognare e immaginarci un mondo diverso.

Alla nostra generazione precaria spetta il compito di raccogliere questa sfida, cacciato il tiranno non bisogna smettere di lottare, dobbiamo sconfiggere il cavallo

Saremo sempre in piazza contro chiunque imponga tagli a scuola e università, la cancellazione del welfare, un’aumento della precarietà, la distruzione del contratto collettivo nazionale.

Il 17 novembre continueremo a lottare e a mobilitarci per un’AltraScuola e un’AltraUniversità che per noi è fatta di cambiamenti e di proposte concrete, elaborate dal basso, in assemblee e luoghi collettivi che parlano di un‘AltraRiforma della scuola e dell’univeristà.

Il 17 novembre saremo in piazza per protestare e chiedere:

  • Un investimento adeguato sul diritto allo studio, la copertura totale delle borse di studio nel nostro paese e un finanziamento per un sistema di welfare studentesco che garantisca a tutti il diritto alla mobilità, il diritto all’abitare e all’accesso ai consumi culturali.

  • Un investimento economico nelle università, l’eliminazione di tutti i tagli e il finanziamento alla ricerca.

  • Contro qualsiasi aumento delle tasse universitarie e l’introduzione dei prestiti d’onore, per l’accesso libero a tutte e tutti all’università senza discriminazioni di carattere economico o sociale.

  • Una legge quadro nazionale sul diritto allo studio per gli studenti delle scuole superiori che preveda le prestazioni minime che ogni regione deve garantire (comodato d’uso dei libri, trasporti, carta di cittadinanza)

  • Azzeramento dei finanziamenti alle scuole private e reinvestimento sulle pubbliche

  • Abolizione della valutazione in condotta e del limite massimo delle 50 assenze

  • Fondo straordinario per l’edilizia scolastica per mettere i sicurezza tutte le scuole per paese

  • Il reddito per i soggetti in formazione e un reddito di base per tutti che garantistica un’indipendenza economica e personale e la possibilità di slegarsi e rompere tutti i vincoli economici e sociali che affliggono la nostra generazione.

  • Una reale democrazia, chiedendo il rispetto dei risultati del referendum del 12 e 13 giugno, per evitare che il Governo privatizzi i servizi pubblici senza rispettare la volontà di 27 milioni di italiani, richiedendo che si votino i nuovi statuti delle nostre università poichè non vogliamo essere ostaggio di nessuno e vogliamo poter scegliere!

Il 17 novembre proveremo a scendere in piazza per tutte queste ragioni, per difendere l’università e la scuola pubblica e per sconfiggere quell’1% che ci vuole rubare il futuro.

Dal mondo della conoscenza può partire la miccia in grado di riaccendere una mobilitazione, per questo nella giornata internazionale di mobilitazione studentesca saremo in piazza attaccando i mercati e rivendicando un’AltraUniversità e un’ AltraScuola.

Nessuno potrà fermare il vento, noi studentesse e studenti saremo di nuovo in piazza lottando per l’università, la scuola e per la conoscenza, convinti che solo la nostra generazione possa cambiare lo stato di cose presenti, convinti che spetti a noi invertire la rotta.